Kheine si voltò accennando un sorriso benevolo. Uno degli umani, un ragazzone biondo e ben rasato, alto quasi due metri, aveva già la mano al mazzafrusto e si avvicinava minaccioso. Gli altri tre si disposero intorno alla porta, che la ragazza elfo chiuse dietro di sè. La grossa pantera al suo fianco mostrava i denti senza emettere un suono.
Decisamente non amichevoli... Kheine decise di rincarare la dose: se i suoi contatti avevano ragione sarebbe andato tutto bene... <Calma, calma...> si alzò lentamente dallo scrittoio tenendo tra due dita un piccolo foglio di carta pergamena, che lasciò fluttuare in aria con noncuranza <sono qui solo per invitarvi a cena>.
Sulla pergamena un disegno: fiamma rossa su fondo bianco.
<La Sacra Torcia> mormorò la ragazza elfo, dal fondo della stanza.
<...di male in peggio... > digrignò quello grande e grosso di fronte a lui, ormai fin troppo vicino.
<Aspetta un attimo Realder> prese la parola l'altro umano, quello che secondo le sue informazioni si chiamava Merrilin, il bardo. Lunghi baffi, una chioma di boccoli biondi, occhi che hanno visto il mondo <sentiamo che ha da dire>.
Kheine annuì <informazioni. Domani sera il consiglio dei mercanti si riunirà all'ora di cena. Pensavo che potesse interessarvi sapere dove. Sarà presente anche il nostro comune amico... Dathroan...>
Bastò il nome a bloccare ogni respiro nella stanza. Quello che Kheine vedeva sui loro volti era già una risposta migliore di qualunque parola: interesse, rabbia, dubbio. Nessuna paura. Non si lasciò scappare il vantaggio della sorpresa. <Sono stato mandato dagli alti ranghi del culto di Teferi per indagare sulla Sacra Torcia. A Tarsanadas è giunta voce che ci sia qualcosa di sinistro in questo gruppo di fanatici> Kheine oltrepassò il biondo, che si era come bloccato ad ascoltarlo, e si diresse al centro della stanza cercando di catturare lo sguardo, l'attenzione e la fiducia di tutti i presenti. <Quello che ho scoperto conferma i sospetti, ma purtroppo... io e i miei compagni abbiamo tenuto d'occhio il quartiere generale dell'ordine, notte e giorno, per settimane. Bene, vi sembrerà incredibile ma per ben tre volte durante la scorsa settimana, a notte fonda, abbiamo visto dei githyanki uscire da lì dentro e dirigersi indisturbati verso la reggia di Lord Barthanes... se capite di cosa sto parlando...>.
Kheine fece una pausa e si concesse un attimo per soppesare le persone a cui stava concedendo la sua fiducia. Di fronte alla porta d'ingresso stava ben saldo un umano, chiudendo la via di fuga. Carnagione chiara, rosso di capelli e di vestiario, una grossa mazza da battaglia brandita a due mani. Accanto a lui uno gnomo, scuro di carnagione armato solo di una piccola balestra. Nessuno dei due sembrava pronto a fidarsi, ma neanche apertamente ostile. Nei loro occhi si leggeva il dubbio.
Ancora di fianco la ragazza elfo, dal Benir se gli occhi non lo tradivano, intenta a tenere calma la sua pantera. Il suo sguardo mostrava comprensione, e qualcos'altro. Forse empatia? Di certo la città di Shining Wood non era il teatro di avventure ideale per un non umano, non di questi tempi, e la ragazza doveva essere stata scossa da qualche avvenimento recente; di lei si sarebbe potuto fidare, decise Kheine. In futuro.
Il biondo che stava alla sua destra, mazzafrusto alla mano, lo guardava con una rabbia omicida. Non c'era un briciolo di dubbio nei suoi occhi. Kheine conosceva il suo nome: Realder, il paladino di Hoeron. Per farlo ragionare avrebbe dovuto usare un metodo drastico, un piccolo asso nella manica, sebbene pericoloso da tirare in ballo...
Infine Merrilin, colui che gli era stato detto di cercare in caso di difficoltà, colui che secondo le sue fonti stava portando avanti "un'importantissima missione" nientedimeno che per volere di Sir Keiga in persona. La sua espressione era fredda, indecifrabile. Occhi che hanno visto il mondo. Di lui doveva fidarsi. Fino in fondo.
Stavolta più che in passato aveva un disperato bisogno di aiuto. Se non fosse riuscito a convincere almeno il bardo, a portarlo dalla sua parte, probabilmente il suo viaggio sarebbe finito a Shining Wood, bruciato vivo nella pubblica piazza.
E non poteva permetterlo, aveva fatto troppe promesse: a Fan, a Keiga, agli dèi.
Sarebbe stato meglio morire per mano di Soulzart, mesi prima, sotto l'ombra maculata degli abeti...
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