Shining Wood comparve all’improvviso dopo una svolta del sentiero.
Padre Garin sfioro’ il medaglione a forma di disco solare che portava intorno al collo, e mormoro’ una preghiera di ringraziamento a Pelor. Il viaggio era stato faticoso e il sedere gli doleva in modo infernale per il troppo stare a cavallo, ma la vista di una delle piu’ belle citta’ dell’Impero, nonche’ sua destinazione finale dopo mesi di peregrinazioni e di incertezze sul futuro, valeva bene qualche piaga.
La giornata, per giunta, sembrava voler collaborare a rendere il momento memorabile: in cielo non c’era una nuvola, e i raggi scagliati dal suo Dio si riflettevano sui colori degli edifici in legno dipinto della citta’. Il matriarcato di Shining Wood era stato in gran parte risparmiata dalla guerra che aveva infuriato nell’impero quando il feudo della Federazione si era autonominato “Regno delle Lance” ed aveva iniziato la sua breve e sanguinosa ribellione, e restava una delle meraviglie delle terre dei fiumi anche in tempi cosi’ incerti.
“E sara’ la mia casa da adesso a quando non avro’ piu’ capelli in testa, al Signore piacendo”, penso’ Garin. Aveva avuto la sua dose di avventure negli ultimi mesi, aveva visto la guerra, e le forze che si erano scatenate per terminarla. La sua mente torno’ per un attimo a Veero, all’immagine terribile dei cinque uomini (uomini?) inviati dall’Impero a riportare all’ordine la capitale del regno ribelle. Rivide i corpi mutilati, scagliati in aria, degli uomini che un tempo aveva conosciuto, aveva curato, al volto di Alise quando le aveva detto che non aveva piu’ incantesimi per calmare il dolore... Scaccio’ quell’idea con uno scrollone di spalle. “Al sicuro”, borbotto’, toccando di nuovo istintivamente il disco solare. Era al sicuro. La guerra era finita, Alise era convalescente nella capitale, e lui era stato assegnato al tempio di una citta’ mille miglia lontana dalla federazione e dal teatro di guerra. Le cose potevano solo migliorare.
Si piego’ all’indietro sulla sella fino a sentire un paio di rassicuranti schocchi provenire dalle sue vertebre, accompagnati da un po’ di sollievo, ed alzo’ gli occhi verso la strada che scendeva dalla collina. Fu solo in quel momento che noto’ una gruppo di soldati a cavallo, con i colori del matriarcato, che saliva verso di lui. Una pattuglia di perlustrazione forse? Lo avrebbe scoperto ben presto.
<Salute a voi straniero>, lo apostrofo’ il capogruppo. Indossava una cotta di maglia decorata con una grande fiamma rossa su sfondo bianco. Garin cerco’ di associarla ad uno dei gruppi religiosi che conosceva, senza successo. Forse qualcosa di affine a quei pazzi piromani di Hoeron? Sembravano curiosamente fuori posto in una citta’ largamente costruita da legno. Oh beh.
<Che Pelor vi conservi, capitano, come posso aiutarvi?>
<Identificandovi, per cominciare, e poi potreste dirci se avete visto un gruppo formato da un mezzorco e un mezzelfo procedere lungo la strada a sud. Li stiamo cercando>
<Quanto alla prima richiesta, il mio nome e’ padre Garin di Pelor. Sono stato nominato capo guaritore del tempio di Shining Wood> Era leggermente infastidito dal modo di fare brusco della guardia, ma non lo diede a vedere. I tempi erano comunque difficili. <Non ho visto mezzorchi, ma ho incrociato diversi gruppi di non umani che si dirigevano verso sud. Piu’ di quanti mi sarei aspettato di vedere, in effetti>.
<Lasciano la citta’, ed e’ un bene. Non vogliamo disordini a Shining Wood, e i loro traffici hanno scatenato la collera degli dei>
<Cosa intendete?>, rispose Garin con una punta di stupore, <Si sono resi colpevoli di qualche crimine?>
<Suvvia, padre>, rispose il soldato con tono ironico, <non vi sara’ sfuggito che anche tra gli dei c’e’ battaglia. Sono successe brutte cose nel mondo durante la guerra, troppi maghi, troppi mortali superbi si sono immischiati in poteri che non gli spettavano, troppe razze che dovrebbero stare al loro posto si sono mescolate agli uomini. E da quali dei e’ iniziato il caos? I non umani devono andarsene dove non possono arrecarci danno>
<Ovviamente so di cosa sta parlando, SER>, adesso stava iniziando ad essere infastidito, <ma non mi sembra che i non umani possano essere considerati colpevoli di...>
<No? Davvero? Posso capire che nel sud, da cui chiaramente venite, il rapporto con loro sia diverso. Forse li avete a cuore? Siete proprio SICURO di non aver visto le persone che cerchiamo?>
<Non ho l’abitudine di dire menzogne, ser> disse Garin gelido. <Posso avere l’onore di sapere con chi sto parlando? Fate parte di un ordine religioso per caso?>
<Potete. Mi chiamo Janos, della Sacra Fiamma. Cercate di capire presto come vanno le cose adesso a Shining Wood, straniero, altrimenti ci rivedremo. ANDIAMO!> Concluse l’altro sbraitando l’ordine al suo drappello. Pochi colpi di speroni ed erano lontani.
<Maledetto razzista> sibilo’ tra i denti Garin. L’ incontro era bastato a fargli passare il buonumore. Shining Wood era famosa per la sua tolleranza, le madri governavano in modo liberale e nella citta’, a sentire i racconti dei mercanti, convivevano tutte le razze conosciute. Sembrava che la guerra avesse portato un cambiamento in peggio, e se veramente i non umani stavano venendo esiliati...
“Signore della luce, questa assegnazione potrebbe essere meno piacevole del previsto”, penso’. Pelor era un dio universale, e i suoi raggi splendevano ugualmente su tutte le razze. Per la sua fede, non poteva fare a meno di dare accoglienza e aiuto a tutti. Eppure questo poteva metterlo politicamente in una situazione difficile, se veramente le cose in citta’ stavano andando verso l’intolleranza. Molto meglio pensare, sperare, che quel Janos fosse solo uno stronzo e quella Sacra fiamma di cui parlava di estinguesse quanto prima.
Tuttavia, Garin era stato onesto, sapeva di cose l’altro stava parlando. Sapeva che i tempi erano oscuri.
Yondalla.
Era successo qualche mese prima, mentre era a Tarsanadas a riprendersi dalla guerra. Lo aveva sentito nello spirito, attraverso la connessione che lo legava al suo dio, una sorta di riverbero, come una vibrazione nell’anima. Naturalmente se ne sarebbe accorto comunque. Difficile ignorare il cielo che all’improvviso si illumina di un lampo blu intenso, come se una esplosione di energia avesse avvolto il mondo. Impossibile ignorare il grido di disperazione che ovunque, in ogni angolo della citta’, tutti gli halfling avevano lanciato all’unisono.
I mezzuomini erano un popolo tutto sommato benvoluto da tutti. Erano mescolati agli umani in tutte le terre dell’impero, dediti ai loro commerci, al gioco, o alla ricerca di fortuna. Condividevano con le piccole razze una sorta di allegria di fondo, una propensione allo scherzo, al prendere la vita nel modo migliore. A Garin era sempre piaciuto avere a che fare con loro.
Tutto questo era finito. Nessuno aveva capito come o perche’, nemmeno i piu’ grandi studiosi, ma quando quel lampo aveva percosso il cielo Yondalla, la dea madre degli Halfling, aveva cessato di esistere. C’erano stati segni che alcuni avevano tentato di interpretare. Alcuni grandi sacerdoti avevano parlato di una guerra fratricida tra dei, altri del risveglio di antichi flagelli, forse perfino di Bronn, ma era difficile dire cosa venisse da autentiche visioni divine e cosa dall’esaltazione e dalla voglia di farsi ascoltare.
Cio’ che era certo e’ che gli Halfling non avrebbero mai piu’ riso. Sembrava che la fiamma vitale di quel popolo si fosse estinta insieme al fulcro della loro fede. I lombi di tutte le donne halfling si erano seccati, molti bambini si erano ammalati e per giorni la citta’ aveva risuonato di voci acute piegate nel pianto, che poi si era trasformato in un tono sordo, disperato. La razza degli Halfling era condannata a morte. Che questo venisse usato come ragione per esiliarli insieme alle altre razze non umane suonava come una beffa in aggiunta alla tragedia.
Con un colpo di caviglia il sacerdote rimise in moto la sua cavalla. Per un po’ procedette con lo sguardo fisso a terra, tetro, ma il calore del sole sul volto riusci’ come sempre a sollevarlo. Erano tempi difficili, ma forse erano prossimi alla fine. L’opinione comune era che Yondalla fosse un caso isolato, una lotta tra divinita’ minori, o forse semplicemente il tempo degli Halfling, per quanto triste questo fosse, era giunto alla sua naturale conclusione... Gli dei maggiori non avevano dato segni ai loro sacerdoti, la guerra era finita e anche la piaga dei non morti sembrava confinata al nord, dato che le creature della notte non si avventuravano nei caldi regni dove Pelor donava con maggiore abbondanza il suo calore.
“Accetta questo fatto, Garin... Sei un inguaribile ottimista. Sara’ la tua morte...” Beh, meglio morire sperando per il meglio, comunque. Il sacerdote inizio’ a fischiettare un motivetto.
L’agonia lo colse un istante piu’ tardi.
Il cielo si ribalto’ e la terra gli cadde incontro, colpendolo con forza sul viso, ma lui non se ne rese conto, contorto in un rictus di dolore. Non era dolore nella carne, era come se il suo spirito venisse diviso in due parti, come se una parte del suo cervello stesse venendo strappata via con una tenaglia rovente. E il colore del dolore era il BUIO. Buio nel suoi occhi, buio nel cielo, buio tutto intorno.
Quando riapri’ gli occhi, un secondo o un’ora piu’ tardi, era a terra, con il sapore del suo sangue in bocca. Si era storto una gamba cadendo da cavallo, e la caviglia gli faceva un male fottuto. Davanti ai suoi occhi c’erano le zampe del cavallo. Sembrava che il quadrupede fosse stato immune a qualsiasi cosa avesse colpito l’uomo. Stava brucando dell’erba a lato della strada.
“Cosa diavolo e’ successo?” Penso cercando di rialzarsi e togliendosi un sasso dal cuoio capelluto. Aveva avuto un attacco epilettico? Una conseguenza delle ferite subite a Veero forse? Quando tempo era rimasto svenuto? Un bel po’, a giudicare da quanto il cielo era buio...
Poi alzo’ lo sguardo verso il cielo.
Il sole era sparito. Sulle prime penso’ che una nuvola lo avesse coperto, ma non c’erano nuvole. Era sparito. La volta celeste era grigia.
All’improvviso, una cappa di gelo cadde su di lui. Inizio’ a tremare.
<Chi e’ la’? Cosa sta succedendo?> Urlo’ vedendo un movimento dietro ad alcuni alberi sulla sua destra. Le foglie si scostarono, lasciando passare due uomini.
Solo che non erano uomini. Uno era un mezzorco, uno poteva essere un uomo, o un mezzelfo, impossibile dirlo... Perche’ il volto era mezzo sbranato. Ferite mortali coprivano il loro corpo, inferte dai lupi, o da uomini peggiori di lupi, chissa’.
<State... State indietro!> Tento’ di comandare Garin. La sua mente rifiutava di connettere: non morti nelle terre dei fiumi? Gli occorsero alcuni secondi per ricordare il rituale della cacciata, poi alzo’ il suo canto nella litania del rito e sollevo’ il suo simbolo sacro, che avrebbe dovuto illuminarsi di luce e calore e scacciare quelle creature immonde.
Il simbolo era gelido e scuro. Fu allora che capi’ cosa mancava dalla sua mente.
Mancava Pelor.
Mentre la comprensione lo invadeva, e con essa la follia, padre Garin senti’ uno schizzo caldo sul viso. Si giro’ su se’ stesso per notare un’altro mezzorco, armato dell’ascia che lo aveva ucciso strappandogli un braccio, squarciare il collo del suo cavallo e iniziare e iniziare a mangiarlo mentre ancora scalciava.
Un dolore bruciante lo fece cadere a terra. Un altro colpo lo libero’ dal dolore, e con esso dalla percezione del suo corpo. <Alise...> Fece in tempo a sussurrare. Poi il buio lo accolse di nuovo.
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