Di nuovo quei rettili.
Silva’las li aveva visti
prima di fare ritorno alla locanda: portavano le insegne di Eikos e formavano
un corteo lungo una delle strade maestre della capitale, con al centro due
grossi sauri che conducevano un cocchio. La calca che si era assiepata per
guardare non le avrebbe comunque permesso di rientrare, quindi si era aperta un
varco ed aveva guardato meglio: un corteo dell’Impero stava arrivando dal
Palazzo, andando incontro agli uomini-lucertola. I due seguiti si erano fermati
proprio davanti a lei.
Dalla carrozza imperiale
erano scesi la Regina Madre, Catelyn Cohen, che stando al rumoreggiare della
folla non si era più fatta vedere in pubblico dopo la morte dell’Imperatrice
Liliane, Yluni ar'Deneb (lo yuan-ti era
facilmente riconoscibile anche per lei che non sapeva praticamente nulla di
politica) e un uomo, che ostentava una lancia con il simbolo di Heironeus
e che i suoi vicini non sembravano conoscere. Dall’altra carrozza erano apparse
invece due mezzelfe, dalla pelle verdastra, completamente identiche e che si
muovevano insieme, quasi come fossero immagini allo specchio.
C’era stato uno breve
scambio di parole tra le tre donne, poi la Regina Madre era salita sulla
carrozza delle mezzelfe ed entrambi i cortei si erano diretti verso il Palazzo
delle Cupole d’Oro.
E adesso tre di quelle
insolite guardie erano lì, davanti a loro.
Merrilin appariva
sconcertato. Era facilmente intuibile che non si
aspettasse che qualcuno sarebbe venuto a cercarlo; il suo piano di tenere un basso
profilo per non destare sospetti non aveva funzionato proprio alla perfezione.
I rettili si guardarono,
forse ci fu un attimo di indecisione, poi quello che era il capo assunse un'espressione
sbigottita.
<Merrilin.> Silva’las
cercò di sbloccare la situazione; era chiaro che i tre non avrebbero accettato
un rifiuto. <Io farò quello che mi chiederai, ma se andrai con loro
ovviamente io verrò con te.>
Il bardo si riscosse, guardò
i suoi compagni, che annuirono.
<E sia!> disse
Realder.
Uscirono.
Il rettile aveva parlato
delle gemelle di Eikos, evidentemente le mezzelfe che Silva’las aveva
visto poco prima. Durante il tragitto l’elfa interrogò Merrilin a questo
proposito, ma lui non le disse molto: sapeva appena della loro esistenza. Non restava che aspettare, avrebbero presto saputo di più.
Effettivamente si diressero
al Palazzo, ma non verso l’ingresso principale. Il bardo disse loro che quello
dove si trovavano era il parco della residenza della Regina Madre.
Su uno stagno del grande
giardino era stata eretta una imponente tenda blu. Skiris e i suoi sottoposti si fermarono all’ingresso
e con deferenza fecero cenno al gruppo di entrare.
Nella semi oscurità,
Merrilin e i suoi si trovarono con l’acqua fino ai polpacci, illuminati dal riflesso
incerto di fuochi fatui verdi sospesi sulla superficie.
Qualcosa si mosse nel buio,
con un sibilo, catturando i riflessi della luce su una pelle di scaglie
cangianti: due enormi occhi, verdi e malevoli, osservarono
il gruppo con fissità feroce. Rajah, la pantera di Silva’las, ringhiò
spaventata, ma la druida riuscì a tranquillizzarla.
Una voce gentile si fece
subito sentire:
<Calmo,
Sayu. Sono loro.>
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