sabato 15 ottobre 2011

Merrilin

Febbraio, anno 514 dopo l'Ascesa 

Il bardo Merrilin li aveva riuniti tutti nella stanza confortevole alla Locanda dell'Imperatore. L'aria era appesantita dall'odore dell'erba-pipa, dal profumo dolce sparso da un incensiere appeso al soffitto basso e dall'aroma del té; tutti erano seduti sui soffici cuscini colorati che coprivano il pavimento.
Merrilin li squadrò uno ad uno, giudicandoli brevemente dentro di sé: Silva'las, l'elfa che lo aveva accompagnato alla capitale dalle foreste dei Kaldorei: al suo primo viaggio lontano dalla patria, mostrava più determinazione di quanta ne avesse vista ultimamente in molti esponenti dei culti delle divinità... e di quanta ne avesse lui stesso in qualche momento. Vivi, il suo vecchio amico: silenzioso, lo sguardo attento, ci si poteva quasi scordare della sua presenza. Esperto di magia e nell'arte di non farsi notare, avrebbe potuto fare la differenza in caso di necessità. Realder e Patrick, suggeriti personalmente da Keiga, Primo Chierico di Hoeron: poco più che ragazzi, avevano subito l'orrore della caduta del Nord davanti all'invasione di non-morti e nella stessa occasione si erano contraddistinti agli occhi dei loro superiori. Leali oltre ogni dubbio, e senz'altro in grado di difendersi meglio di lui.
Merrilin prese una lunga boccata dalla pipa, per calmarsi e riorganizzare le idee. Avrebbe dovuto tacere troppe cose a quelle persone disposte a dargli fiducia incondizionata, ma era imperativo finché si trovavano nella capitale, a Tarsanadas: al centro della ragnatela del Reggente.

Dopo la scomparsa della giovane imperatrice Liliane, lord Kovant, primo paladino di Heironeous e vecchio zuccone indurito, aveva preso in mano prontamente le sorti dell'impero. Uomo d'azione, impegnato al sud a liberare la città di Leah e lord Allister dalla nefasta presenza di suo figlio Branos, Kovant aveva indicato come reggente nella capitale nientemeno che Yluni ar'Deneb, il Re Ragno. Lo yuan-ti era capace, meglio di chiunque altro, di sbrogliare gli intrighi della complessa politica interna all'Impero ormai in sfacelo: fino ad allora era stato il capo della Ragnatela, una potente rete segreta di spie senza alcuna moralità, nominalmente fedele al nome della famiglia imperiale, ma le cui propaggini si estendevano ben al di fuori del dominio dei Tar Gonasis. Tuttavia, la sua nuova posizione aveva creato più di un mormorio nella Ragnatela e nella nobiltà; il Reggente vedeva adesso un nemico in ogni ombra e sfruttava ogni risorsa a sua disposizione per captare tutti i sussurri e le mezze frasi della gigantesca, brulicante capitale, per impedire che si concretizzassero in minacce al suo nuovo potere.

La missione avrebbe dovuto rimanere lontana dai suoi occhi e dalle sue orecchie: l'unica soluzione sicura per Merrilin era non parlarne, neanche con coloro che avrebbero dovuto aiutarlo. Tentò di farlo apparire un viaggio dai minimi rischi, sperando con tutte le sue forze che il destino non lo smentisse: fingendosi un mercante e la sua scorta, avrebbero dovuto raggiungere la città di Shining Wood attraversando le pericolose foreste del Benir. Una volta arrivati a destinazione avrebbero incontrato un suo amico, un umile falegname di nome James Tarmikos, per condurlo fino alla cittadella montana di Valon, al confine con il nord ed i non-morti. 
Li stava rassicurando sui dettagli quando bussò Ylaria, la ragazza mezzelfa che scivolava così spesso nei suoi pensieri quando si trovava in viaggio.
<Miele mio? Ci sono delle... strane persone che chiedono di voi...>
Con una mano sull'elsa della spada, organizzando col pensiero una fuga precipitosa, Merrilin condusse il gruppo alla porta della locanda: un trio di uomini-lucertola, vestiti di scampoli di armature diverse e fibbie di cuoio, rivolse loro un complicato saluto tribale. Portavano elaborati collari e catene d'oro, anelli al naso e svariati orecchini, che foravano le scaglie del muso sopra gli occhi e le bocche. Il più vicino si rivolse loro in una strana imitazione della lingua comune, facendo oscillare in un gesto ossequioso un grosso zaffiro che penzolava da uno dei bracciali d'oro. 
<Skirisss sssono. Gemelle di Heikosss Hall occhio voi, parla voi. Ssseguire, grazie?>

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